giovedì 2 agosto 2012
Sogni di notti estive
lunedì 16 luglio 2012
Se per caso
No grazie. E magari, ritirandosi lui, si potrebbe sperare, che so tra cinque dieci anni, in un rinnovamento anche della sinistra (ma forse questo è davvero chiedere troppo).
giovedì 28 giugno 2012
Damme 'a 2
Quanto è libberatorio aho'.
martedì 8 maggio 2012
Grillismi
Però un sacco di scemenze le diceva anche l'Umbertone lì, quello del dio-Po, e tutti a dire che era il trionfo dell'anti-politica, e Occhetto che un altro po' se la rideva e poi l'Umbertone lì, non solo si è pagato l'Università per i figli con quelle scemenze (battutina), ma ha anche deciso delle sorti di questo sciagurato Paese, facendoci addirittura un governo con gli avanzi della "Cosa" di Achille.
Perciò occhio con il Genovese, che tra le cose non assurde che dice ce n'è una di oggi un po' volgare, ma efficace: "La destra, il Pdl, il centro: non c'è più nulla. Si stanno liquefacendo in questa diarrea politica".
domenica 16 ottobre 2011
Roba lunga
venerdì 2 settembre 2011
Maledetti irresponsabili
So che imprecare non serve a niente ma questa cosiddetta classe dirigente più ancora che per la conclamata delinquenza va maledetta per la sua tragica incapacità. Ovunque ti giri è desolazione. L'opposizione fa piangere quanto questo governo composto di tragiche macchiette.
Dei ragazzini delle medie sarebbero meno idiotamente irresponsabili.
sabato 30 luglio 2011
Sconforto
domenica 4 gennaio 2009
Buoni e Cattivi
Tra i tanti ricordi del periodo nel quale frequentavo le scuole elementari, uno in particolare oggi mi ritorna in mente. Quando il maestro doveva assentarsi dall’aula lasciando noi alunni senza alcun controllo, incaricava il compagno che riteneva meritevole della sua fiducia di segnare sulla lavagna “buoni e cattivi". Un compito che il compagno designato generalmente svolgeva diligentemente, sentendo l’alta responsabilità che derivava da quel compito. Spesso però capitava anche che il prescelto consumasse piccole vendette personali, secondo un’infantile visione di ciò che era giusto o sbagliato. Alle volte avveniva di peggio, cioè quando il prescelto consumava vendette ordinate da altri compagni con lo scopo di far piacere al proprio clan impegnato a prevalere nella leadership della classe.
Non so esattamente perché oggi mi ritorna in mente proprio questo ricordo dell’età scolare. Probabilmente è un ricordo che il mio subconscio fa riemergere perché evidentemente non sono contento di qualcosa, sono preoccupato per qualcosa o mi sento minacciato da qualcosa. Curioso, perché è esattamente l’opposta sensazione di qualche anno fa, quando nel corso della mia crescita ho scoperto di aver maturato saldi ideali riferiti ad un socialismo moderno del quale ritenevo avesse sempre più bisogno la società nella quale vivo. Convinzione da cui derivò poi il mio impegno politico, le mie scelte di appartenenza, i sacrifici, le delusioni e la lotta per arrivare al grande sogno del PD.
Qualcosa ora sembra essere cambiato.
Fra qualche giorno, sicuramente non su una lavagna di scuola, sarà compilata una lista di nomi validi per le elezioni regionali di metà febbraio. Nella discussione che deriverà da queste scelte, alcune persone oggetto di valutazione saranno definite “buone” o “cattive” da qualcuno che dice di essere “buono” e, quindi, per definizione capace di catalogare i “cattivi”.
Credo sarà un momento non certo fra quelli che ricorderò con piacere, diverso da quello del 2004, ma forse inevitabile ormai. Certamente non quello che ritengo utile e positivo per il mio partito e tutto il centrosinistra isolano.
La cosa che rende più amaro il tutto è che saranno ancora una volta pochi a decidere, troppi a subire. Forse sarà questa la riforma che la gente sta cercando, il commissariamento del proprio pensiero o addirittura di se stessi. E forse sono io che sbaglio, forse devo fidarmi di più dei miei compagni di classe. Magari l’Uomo, tornando nel loft romano, consegnerà questi elenchi così che il maestro possa rientrare in classe e ricominciare la lezione con un ordine ed una disciplina recuperata non dal metodo della lavagna dei buoni e cattivi, ma piuttosto dalle proprie capacità pedagogiche.
Forse non devo dimenticare che il sogno di qualche anno fa è comunque raggiungibile.
Forse…
domenica 28 dicembre 2008
C'è solo un particolare, chi in questi mesi lavora perché non solo non si esca dalla poltiglia, ma anzi ci si affondi sempre più? Chi mette una parte sociale contro l'altra? Chi addita il pubblico impiego come il luogo della fannullaggine? I rettori come i nemici del proletariato? Le hostess e gli steward come dei privilegiati? I piloti come dei ladri? Il Nord contro il Sud? Chi addita il tuo vicino di casa come il responsabile dello sfascio generale? Chi ti indica continuamente un colpevole nella casa di fronte alla tua?
Io?
O questo patriottico governo?
lunedì 1 dicembre 2008
Cose vecchie
Oggetto del preambolo ermetico
Il preambolo è ermetico perché chiarirne il senso mi avrebbe portato troppo lontano dal punto al quale volevo arrivare. Non solo, gli spunti che mi pareva contenere mi sembrano di tale portata e difficoltà da non sentirmi in grado di affrontarne il chiarimento (so che ciò è contraddittorio, e anche velatamente presuntuoso, ma…).
Il vero punto di partenza della mia personale riflessione, niente affatto originale, è: il 1989, la caduta del muro di Berlino. Non che gli analisti contemporanei non ne avessero colto l’importanza e anche io a modo mio, anche se in modo strettamente emozionale, ma questo non importa. Mettiamola così, il fatto è che IO ritengo o comprendo solo da poco che quello non è solo il momento nel quale si chiude il cosiddetto “secolo breve”, il Novecento, il nostro Novecento, il mio Novecento. È anche, e anche questo non è un concetto originale, la fine di un’epoca storica, non solo di un secolo, pur violento e “formidabile” oltre che frenetico e mostruosamente accelerato, tanto da durare meno di un secolo, appunto. Insomma, dal mio punto di vista, e a posteriori, non è possibile comprendere il presente e provare a intervenire in esso usando categorie politiche che precedano il 1989. So che forse sembra un’espressione forte, soprattutto da parte di qualcuno che ha “sposato” una causa politica dotata di una precisa tradizione pre-muro, ma lo ribadisco in modo più netto: secondo me la fine dell’Unione Sovietica rappresenta una cesura, una faglia di San Andrea che ha reso obsolete in pochi istanti le categorie politiche sulle quali si è basata la storia di questo pianeta almeno dal Manifesto di Marx ed Engels, facendo salvo, forse, e più in là forse riuscirò a spiegare perché, il concetto di destra e sinistra hegeliana.
E qui mi fermo, perché nuovamente il pensiero mi ha portato di fronte ad una montagna troppo alta da scalare, almeno stanti le attuali condizioni, e forse non varrebbe la pena scalarla, perché non è questo l’obiettivo che ho. Non solo, alcuni degli elementi che rendono vera la mia affermazione (vera per me), sono seguenti alla caduta del muro, ne sono conseguenza, ma appunto non ineluttabile e quindi tutta la mia verità ha senso in me e per me solo e soltanto in questo dei mondi possibili, in quello che si è verificato dopo la caduta del muro e non in altri possibili scenari sempre successivi ad essa caduta, che forse ne avrebbero reso meno significativo l’essere avvenuta.
L’obiettivo che ho
L’obiettivo che ho è quello di impegnarmi a dire qualcosa di sensato per il futuro della sinistra. E già questa è un’affermazione che in qualche modo si presenta come contraddittoria rispetto ad alcune delle cose appena scritte, per prima quella piccola riflessione su destra e sinistra hegeliana. Ma la risolvo così: le parole talvolta sopravvivono a se stesse. La democrazia ateniese non è certo la nostra, ma questo non ci impedisce di usare questa parola (non solo, ma di immaginare quella ateniese come ideale ancora oggi!!). E allora sinistra sia, almeno per me, e sia una sinistra nuova perché deve mostrarsi capace di costruire un reticolo di senso politico totalmente nuovo.
Questo non significa negare la validità di alcuni concetti che, almeno in questo contesto storico, mi paiono ancora fondamentali; significa però uscire nettamente dal sistema all’interno del quale questi concetti erano incastonati, uscire da un’impalcatura politica che, ammesso che abbia funzionato in passato, ora certamente non regge più e mi spingo a dire esplicitamente che la stessa parola socialismo (il fantasma che si aggirava in queste frasi), con la sua valenza di sistema appunto, non funziona più. Non credo che dicendo questo io neghi la validità dell’importanza di uno dei valori fondanti che il socialismo ha propugnato con forza durante la sua storia: quello della persona umana e della sua dignità, poiché non credo che questa dignità possa essere tutelata solo attraverso il socialismo; anzi, nel socialismo talvolta il fine della tutela di un concetto di dignità umana puramente filosofico (o più semplicemente collettivo) ha portato all’annullamento della dignità umana del singolo (non vuole essere un rimprovero alquanto inutile alla Storia, ma una constatazione senza la quale non c’è possibilità di crescita). Credo anche che il valore della dignità umana fosse preesistente al socialismo e sia, al di là del perseguimento della sua tutela e della ottenibilità stessa di questa tutela, un valore condiviso nel pensiero occidentale attuale e del quale non può e non deve appropriarsi una parte politica sola.
Quale sinistra allora? Non dimentico che l’accento che distingueva la sinistra hegeliana dalla destra era quello di chi affermava che «tutto ciò che è razionale è reale» e che perciò noi dobbiamo imporci di rivendicare la forza della progressività del nostro agire ispirato dalla razionalità del nostro pensare, un agire volto alla evoluzione ad bonum e non alla mera conservazione (che ha invece caratterizzato e caratterizza profondamente la sinistra presente); perché sennò diventiamo destra, della quale non dimentico l’importanza, sia in funzione della definizione dell’identità della sinistra, ma anche in funzione della condivisione del campo semantico e politico, che deve comprendere il valore della dignità umana e che sta nell’ammettere anche la accettabilità filosofica e quindi politica dell’altro culmine del pendolo hegeliano: «tutto ciò che è reale è razionale». Non possiamo cioè sottrarci alla dialettica politica, e non dobbiamo farci cogliere dalla inutile e vecchia tentazione della riduzione dell’avversario politico ad una via di mezzo tra un delinquente e una macchietta, al pensare che non abbia “dignità” di giocare sul nostro campo. Non possiamo ritenere che coloro che stanno “a destra” siano solo dei poverini (poiché ammettiamo che non possono tutti essere delinquenti), nella loro maggioranza ignoranti che si sono lasciati abbindolare da sirene e zucchero filato (dei compagni che sbagliano?). Non possiamo oltre ciò, ritornando al pendolo, non tenere in considerazione la razionalità della realtà così come è, pena il rischio di ridurci a utopia, se non a farneticazione. Mentre nostro compito è trovare soluzioni: usare razionalità per la realtà.
La realtà
Il dramma della politica per me sta tutto nel fatto che obbliga a ragionare anche in termini filosofici e io di filosofia non so niente. La parola realtà perciò mi spaventa, poiché se la affronto politicamente devo presumere di parlarne anche filosoficamente. Vado a memoria, e male: ricordo vagamente un mito greco, spurio forse, o meglio tardo: alcuni esseri approfittano del sonno di Dionisio per cospargerne il corpo e il volto di farina o calce. Al suo risveglio al guardarsi allo specchio Dionisio resta spaesato, non si riconosce istantaneamente, visto che è bianco. Gli esseri in questione approfittano del suo spaesamento per “farlo a pezzi” e divorarlo. Dionisio è la natura, alias la realtà, e non può essere “compreso” se non fatto a pezzi. Noi facciamo a pezzi la realtà, non la possediamo mai per intero.
Ora, noi possiamo provare a condividere dei pezzi di questa realtà considerandoli oggettivi (facendoci dunque beffe di tutta la riflessione da Cartesio a Kant, almeno), quanto poi all’interpretarli in modo univoco…non è neanche augurabile. I pezzi che vedo io, per come li vedo io, mi sembrano parlare di un mondo che non è impazzito, non più di quanto fosse pazzo nel bel mezzo della II guerra mondiale, o della conquista dell’America, o della tratta degli schiavi dapprima da parte degli Arabi (sì) e poi dei Cristiani, o anche di periodi più “pacifici”: nella Firenze di Lorenzo il Magnifico se la passava bene Lorenzo il Magnifico e pochi altri. Non percepisco l’Apocalisse alle porte, neanche in Italia. L’Occidente e i suoi valori non se la passano bene, forse, ma in essi mi riconosco e a me piacciono, mi piace questo concetto di dignità umana che non applichiamo, ma almeno abbiamo elaborato, mi piace che riflettiamo su noi stessi e sulle cose che facciamo. Non è molto, forse; non ci impedisce di fare guerre ed errori, vero, ma, per me, questa riflessione su noi è mostruosamente importante, questo continuo ripensare è il primo e inevitabile passo per la tutela della dignità umana.
Pezzi di realtà, anche astratta, dai quali anche volendo non possiamo prescindere, secondo me sono oggi condensabili in queste parole in ordine sparso, troppo piene e troppo vuote: democrazia, globalizzazione, laicizzazione (questo almeno secondo me, il perché è cosa lunga e non affrontabile qui), Europa, società della conoscenza, povertà, risorse, Italia, Sardegna, Nazione, Natzione, sinistra, destra, libertà, uguaglianza, socialismo, Nord-Sud-Est-Ovest, Occidente.
Da qui
Ve ne sono altri di pezzi, e forse me ne sfuggono di importanti, ma da qui sento di dover iniziare, sapendo che alle volte queste parole rappresenteranno l’oggetto, altre la prospettiva, altre il punto di vista. Da qui penso di poter provare a dare un contributo a questo progetto. Dalla mia sentita necessità di una critica della realtà per compiere una critica della sinistra, volta alla costruzione di risposte utili al di là dell’immediatezza. Non mi pongo fini educativi. Non pretendo di educare la società, non intendo applicare su nessuno la “violenza controllata” che sta alla base del principio di educazione, questo lo faccio già a scuola ed è già pesante così. Figurarsi poi una violenza tout court in nome di un qualunque ideale pur altissimo. Se forza ci deve essere sarà quella delle idee, altrimenti non sarà. E se non sarà vorrà dire che le idee non erano abbastanza buone.