No cara signorina Deaglio. Il tuo curriculum non parla per te. Purtroppo per te. E per tutti.
Perché io non dubito che tu abbia un curriculum eccezionale. Anzi, in qualche modo lo trovo persino ovvio (non ingiusto, ovvio) sei figlia di due proff universitari, se poco poco sono stati genitori decenti ti avranno trasmesso un briciolo di amore per la cultura e poi via, ti hanno fornito tutti i mezzi per farti avere una preparazione formidabile. Tutto bello e tutto giusto. Quindi in un mondo decente tu e la tua preparazione formidabile avreste meritatamente meritato un meritevole posto all'Università italiana, tempio della cultura.
Ma questo non è un mondo decente, questa è l'Italia. Qui in Italia, dove vivi, del tuo curriculum non frega niente a nessuno, nessuno di quelli che ti ha prima fatto vincere il dottorato, poi l'assegno di ricerca e poi il posto da ricercatrice (o direttamente professore, non so mica mi sono letto i dettagli della tua carriera, non ne ho bisogno), bene dicevo tutti quelli che ti hanno portato trionfalmente in cattedra del tuo curriculum non ricordano neanche l'incipit, non sanno neanche se hai un secondo nome. Scommetto che molti di loro non sono neanche sicuri che tu la laurea ce l'abbia. Ciò che contava, che conta, era, è il tuo cognome, figlia di due colleghi sei andata dritta come un fuso "sparata" in cattedra e via. Che tu sia brava è solo un dettaglio, utile per gli studenti che devono seguire le tue lezioni, giusto per evitare che la situazione sia peggiore di quel che è. E meglio comunque per tutti e per l'istituzione universitaria.
Ma questo non cambia di una virgola il metodo col quale si è proceduto e si procede (non penserai di essere l'unica, no e lo sai bene). E non va bene, perché non vale la frase solita: ma è brava. No, bisogna che i giochi non siano inquinati e che a parità di bravura il signor Puddu o Rossi o Salemi, abbiano le tue stesse possibilità. Ma così non è, perché i curricula non parlano dato che nessuno li legge.
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giovedì 9 febbraio 2012
domenica 21 dicembre 2008
Riflessioni

Radio radicale. Intervista al prof. Mario Deaglio circa la crisi economica e la deflazione.
Deaglio nota giustamente che il vero rischio della deflazione è che contrariamente all'inflazione è difficile da contrastare. Perché capita molto raramente e la sua natura non è solo economica ma anche psicologica (almeno in parte) perciò è solo parzialmente un problema risolvibile "scientificamente", diciamo così.
Capita raramente dicevo. L'ultima volta, come ormai sanno anche i sassi, nell'Occidente si verificò nel '29 e...
chiosa giustamente Deaglio: sì, va bene Keynes, va bene il New Deal, va bene il sostegno pubblico alle imprese, all'industria, alla spesa e a tutto quel che preferite, ma dalla crisi del '29 si uscì solo grazie ad un fenomeno, o avvenimento di dettaglio: la seconda Guerra mondiale.
Buon 2009 a tutti.
Deaglio nota giustamente che il vero rischio della deflazione è che contrariamente all'inflazione è difficile da contrastare. Perché capita molto raramente e la sua natura non è solo economica ma anche psicologica (almeno in parte) perciò è solo parzialmente un problema risolvibile "scientificamente", diciamo così.
Capita raramente dicevo. L'ultima volta, come ormai sanno anche i sassi, nell'Occidente si verificò nel '29 e...
chiosa giustamente Deaglio: sì, va bene Keynes, va bene il New Deal, va bene il sostegno pubblico alle imprese, all'industria, alla spesa e a tutto quel che preferite, ma dalla crisi del '29 si uscì solo grazie ad un fenomeno, o avvenimento di dettaglio: la seconda Guerra mondiale.
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