Il Corriere della Sera resta secondo me il miglior giornale italiano anche e soprattutto per i toni che usa. E' vero che sul sito ogni giorno è un abbondare di "choc" per le più solenni stupidate, siano esse combinate da Paris Hilton o Lady Gaga, ma il giornale è solido nella sostanza.
E allora è anche bella l'intervista a Geronzi di oggi, solo che il titolo recita così: "Quando Cuccia mi disse: I bilanci di Berlusconi sono falsi".
Che uno se lo va a leggere solo per quel titolo che Travaglio ci andrebbe a braccetto.
Poi lo leggi e il pezzo incriminante suona così: " Cuccia disse a me [Geronzi], che ero seduto dietro accanto a lui: "Questa operazione [quotare in borsa Mediaset] non si può fare". E perché?, gli chiesi. "Perché i bilanci sono falsi". Cuccia: "Le cifre di Berlusconi non sono vere, ma virtuali. Quanto vale un'antenna? Un'antenna non è una ciminiera, non ha sotto un opicifio". Lascio a lei valutare a che punto fosse l'evoluzione del pensiero in Mediobanca, attorno allo sviluppo di un settore dell'industria che ha avuto e avrà ancora grande successo. Ciò, naturalmente, nulla toglie al giudizio storico sulla grandezza di Enrico Cuccia, sulla sua opera che ha salvato l'asfittico capitalismo italiano".
In pratica sarebbe stato giusto titolare: "Quando mi accorsi che Cuccia era un fesso". Ma al Corriere certe cose non si dicono, meglio sparare sull'eterno parvenu Berlusconi.
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venerdì 9 dicembre 2011
venerdì 27 marzo 2009
Sottoscrivo
A me Mentana non piace granché, è un po' imbiancato secondo me, e non alludo ai capelli che ho visto neri quando eravamo ragazzini entrambi, però l'intervista che ha rilasciato oggi alla Stampa di Torino contiene molti, moltissimi concetti che condivido:
http://www.lastampa.it/redazione/cmsSezioni/politica/200903articoli/42276girata.asp
Tra questi due: «L’illusione della sinistra era che Tangentopoli avesse cancellato l’elettorato moderato: si confondeva il crollo del Palazzo con la scomparsa di un elettorato consolidato che invece era pronto a votare chiunque tranne loro. L’abbaglio contaminò il sistema dei mass media: nessuno vedeva che c’era un’adesione forte e non plastificata. Nel 2001, ben 7 anni dopo la scesa in campo, ricordo un articolo-appello di Umberto Eco, il cui senso era questo: se una persona è perbene, vota a sinistra, se è egoista o fascista, vota a destra. Ma così non si andava lontano».
«La Ruota della fortuna di 15 anni fa e oggi il Grande Fratello non c’entrano niente: ci sono in tutto il mondo. Chiediamocelo: ci sono trasmissioni che hanno cambiato la percezione degli italiani, che hanno fatto decidere che era meglio Berlusconi di Veltroni? Certo, Berlusconi in tv è potentissimo, a Mediaset negli ultimi tempi si stanno chiudendo gli spazi di autonomia, con un’informazione ossequiente o marginalizzata. Ma il vero nemico della sinistra è stato un altro: abbracciare il libero mercato, la globalizzazione e non avere più risposte per l’Italia che cambiava».
http://www.lastampa.it/redazione/cmsSezioni/politica/200903articoli/42276girata.asp
Tra questi due: «L’illusione della sinistra era che Tangentopoli avesse cancellato l’elettorato moderato: si confondeva il crollo del Palazzo con la scomparsa di un elettorato consolidato che invece era pronto a votare chiunque tranne loro. L’abbaglio contaminò il sistema dei mass media: nessuno vedeva che c’era un’adesione forte e non plastificata. Nel 2001, ben 7 anni dopo la scesa in campo, ricordo un articolo-appello di Umberto Eco, il cui senso era questo: se una persona è perbene, vota a sinistra, se è egoista o fascista, vota a destra. Ma così non si andava lontano».
«La Ruota della fortuna di 15 anni fa e oggi il Grande Fratello non c’entrano niente: ci sono in tutto il mondo. Chiediamocelo: ci sono trasmissioni che hanno cambiato la percezione degli italiani, che hanno fatto decidere che era meglio Berlusconi di Veltroni? Certo, Berlusconi in tv è potentissimo, a Mediaset negli ultimi tempi si stanno chiudendo gli spazi di autonomia, con un’informazione ossequiente o marginalizzata. Ma il vero nemico della sinistra è stato un altro: abbracciare il libero mercato, la globalizzazione e non avere più risposte per l’Italia che cambiava».
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