Non c'è nessuna originalità in ciò che sto per scrivere, ma può essere utile ribadire il concetto: il mostruoso berlusconismo, quella cosa contro la quale il povero Scalfari si batte da anni coi suoi magnifici editoriali su Repubblica pieni di citazioni di Hegel e Spinoza e Nietzsche e con i quali purtroppo non riesce a guarirci (e dico tutti), è imbattibile perché il berlusconismo siamo noi. E' il principio di Giorgio Gaber (che io non ho mai ascoltato se non negli anni '70), ribadito credo, da quel presunto intellettuale di Pietrangelo Buttafuoco ieri: non ho paura di Berlusconi in sé, ma di Berlusconi in me.
Perciò anche tutte le paure e i programmi (a dire il vero da regime dittatoriale molto di più di quelli attribuiti a Berlusconi) per deberlusconizzare l'Italia (e come? provando a rimuovere Drive in dalla memoria collettiva forse?) sono "programmi vasti" privi di senso della realtà.
Deberlusconizzare l'Italia significa appunto cambiare gli Italiani, cosa che non è riuscita manco a Benito in 20 anni di dittatura.
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lunedì 14 novembre 2011
sabato 20 dicembre 2008
Italiani
Quando lo scorso anno Sarkozy vinse le presidenziali in Francia, per alcuni giorni si parlò delle sue origini ungheresi e di come fosse particolare la Francia, uno Stato così nazionalista in fondo ma che era capace di scegliere “guide” non “pure”, come a suo tempo era stato il caso di Napoleone, un “italiano”.
Mi venne così da riflettere su come anche in Italia si fosse creato qualcosa di simile e di opposto, almeno due personaggi più che essere stati scelti come “guide” dagli Italiani avevano loro scelto l’Italia e soprattutto gli Italiani come realtà da amare, curare, guidare (senza nascondermi la parte meno romantica delle vicende). Uno era Cavour, che in fin dei conti era francese, l’altro De Gasperi, figlio dell’impero austriaco, italiano a metà che ci difese e rappresentò nei momenti più tragici della nostra non brillantissima storia nazionale.
Ma soprattutto mi viene in mente in questi giorni, che mentre ci facevamo rappresentare istituzionalmente da un uomo così pieno di dignità e di serietà, in un frangente in cui giustamente sentivamo di essere inaffidabili, poveri, un po’ pulciosi, insomma indossavamo l’abito dell’umiltà, noi sapevamo che colui che invece ci rappresentava meglio umanamente e socialmente era in realtà Alberto Sordi, la nostra vera faccia.
Oggi, che purtroppo non ci vergogniamo più di niente perché c’avemo er SUV, abbiamo deciso che Alberto Sordi può andar bene anche come premier e siccome l’originale è morto, abbiamo preso la copia di Arcore.
Mi venne così da riflettere su come anche in Italia si fosse creato qualcosa di simile e di opposto, almeno due personaggi più che essere stati scelti come “guide” dagli Italiani avevano loro scelto l’Italia e soprattutto gli Italiani come realtà da amare, curare, guidare (senza nascondermi la parte meno romantica delle vicende). Uno era Cavour, che in fin dei conti era francese, l’altro De Gasperi, figlio dell’impero austriaco, italiano a metà che ci difese e rappresentò nei momenti più tragici della nostra non brillantissima storia nazionale.
Ma soprattutto mi viene in mente in questi giorni, che mentre ci facevamo rappresentare istituzionalmente da un uomo così pieno di dignità e di serietà, in un frangente in cui giustamente sentivamo di essere inaffidabili, poveri, un po’ pulciosi, insomma indossavamo l’abito dell’umiltà, noi sapevamo che colui che invece ci rappresentava meglio umanamente e socialmente era in realtà Alberto Sordi, la nostra vera faccia.
Oggi, che purtroppo non ci vergogniamo più di niente perché c’avemo er SUV, abbiamo deciso che Alberto Sordi può andar bene anche come premier e siccome l’originale è morto, abbiamo preso la copia di Arcore.
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