Sinceramente, a me del fatto che Hollande sia socialista (o che si dica tale, ma in Francia sono più seri che qui, magari è socialista davvero) mi importa un fico secco.
Quello che invece mi importa è che dica "l'austerità non è una fatalità", che suona bene anche in Italiano, e che spero voglia dire qualcosa di concreto. Perché la situazione francamente è insostenibile, checché ne pensi Angela Merkel, e il vero rischio resta quello che da qui a un paio d'anni la Germania si trovi a guidare non l'Europa ma niente più che un cumulo di macerie. Certo, resta da capire quale sia la ricetta politica di Hollande, a parte la pur nobile questione del matrimonio gay (che non ha aiutato granché Zapatero, perché alla fine anche in Spagna più di un gay tra quelli che hanno perso il lavoro avrà votato per Rajoy). Ma mi auguro che sia una ricetta convincente, sviluppata in armonia, magari, con Monti e Rajoy stesso per convincere Angelona.
Spero.
Resta però sullo sfondo l'unico obiettivo serio che ci toglierebbe davvero dai guai, ma che oggi come oggi è davvero un'utopia per quelli come me: una vera integrazione federale europea, un rapido viaggio verso gli Stati Uniti d'Europa.
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lunedì 7 maggio 2012
giovedì 3 maggio 2012
Nuovi scenari
La politica europea di rigore fiscale voluta dalla Germania
e della quale ormai si parla anche tra muratori, operai e pescivendoli (un po'
come pare che nel IV secolo si parlasse dell'Arianesimo) inizia ad avere
conseguenze interessanti dal punto di vista politico forse non pienamente
previste dalla signora Merkel. Non è che io non capisca le ragioni della
Germania e più in generale del contribuente tedesco al quale si chiede di
pagare per il dissoluto contribuente greco (d'altronde vivo in un Paese dove un
partito come la Lega fa il 10% dei voti a livello nazionale). Però sembra che
anziché dare in garanzia il Partenone alla Finlandia o vendere Mykonos alla
Germania, i Greci stiano ragionando un po' più in grande, o meglio, guardando
un po' più in là. E così, se i "fratelli" europei si rivelano un po'
troppo "serpenti", tanto vale buttarsi tra le braccia di una grande
potenza un po' decaduta che però può sempre fornire un bel po' di riscaldamento
invernale: la Russia di Putin. Allo stesso modo, l'Ungheria, sempre più
bisognosa di contante, intesse relazioni strette con la Cina, che costruirà
aeroporti e infrastrutture nel Paese magiaro.
Si dirà che non è elegante corteggiare e fare affari con Paesi
non propriamente democratici, ma a pancia vuota la democrazia sembra sempre un
lusso del quale si può fare almeno un po' a meno, e d'altronde, quelli che
dovevano essere e comportarsi da amici, o addirittura dei confederati (visto
che non si può dire connazionali tra europei dato il senso anche etnico del
termine) hanno fatto molto, ma molto non l'hanno fatto e la parola tradimento
non è del tutto stonata per le orecchie dei Greci e degli Ungheresi.
Resta il problema fortemente politico di cosa vogliano
essere gli Europei tra qualche anno, e se ancora si potrà parlare di Unione
europea addirittura tra soli due o tre anni, se le cose continuano così. E non
dimentico mai che dalla fine dell'Impero romano d'Occidente, la nascita di
quella che oggi è l'UE, ha coinciso con il periodo di pace più lungo per la
storia di questo continente.
lunedì 2 aprile 2012
Sul lungo periodo
In questi giorni si ricorda il ventennale del massacro di Sarajevo e su alcuni giornali è anche comparso il fatidico titolo: "Perché l'Europa non è intervenuta?".
Che domanda è? Basta guardare al presente e tutto è chiaro.
L'Europa non esiste.
Che domanda è? Basta guardare al presente e tutto è chiaro.
L'Europa non esiste.
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